Vestiti anni 30, manhattan, sigarette.
Ci caliamo in un'altra epoca, come in Midnight in Paris, ma questa volta non è un film, siamo noi, siamo veri.
Sorrido uscendo di casa e i vicini mi guardano in modo diverso dal solito - si rivedono forse giovani, anche loro alle prese con fili di perle, giacche e cravatte?
Ha smesso di piovere.
Sul motorino la gonna svolazza, le mie gambe, nude, accarezzate dal vento.
Il film regala emozioni.
Piangiamo in diversi in sala, lacrime silenziose che solcano il viso cadendo a terra, bagnando i vestiti.
Un fazzoletto di stoffa.
Il sogno e la realtà; la visione e il concreto; la maschera, la volontà di diventare qualcuno di diverso, di far succedere quello che è disegnato nella mente. E lo scontro con la realtà, con l' indifferenza delle persone tutte, anche di quelle in cui era sembrato di vedere una luce speciale.
Mi è venuta una gran voglia di leggere Fitzgerald.
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giovedì 23 maggio 2013
giovedì 16 maggio 2013
Kiki consegne a domicilio
Tempo brutto, ne approfitto per tornare al cinema.
Questa volta è il turno di Miyazaki. Teoricamente un regista che dovrei conoscere almeno un po' avendo visto La città incantata e Il Castello errante di Howl.
Di fatto ho completamente rimosso i cartoni citati, quindi è una sorpresa.
Ricordo solo tanta magia e allegoria.
Kiki è diverso, più semplice da comprendere.
E l'aggettivo giusto per descriverlo è tenero.
E' di una tenerezza infinita.
Non si riesce a non sorridere per l'intera durata del film e si esce dalla sala - ormai non c'è più nessuno nel cinema - con gli occhi che brillano e una gran voglia di fare qualche piroetta.
Questa volta è il turno di Miyazaki. Teoricamente un regista che dovrei conoscere almeno un po' avendo visto La città incantata e Il Castello errante di Howl.
Di fatto ho completamente rimosso i cartoni citati, quindi è una sorpresa.
Ricordo solo tanta magia e allegoria.
Kiki è diverso, più semplice da comprendere.
E l'aggettivo giusto per descriverlo è tenero.
E' di una tenerezza infinita.
Non si riesce a non sorridere per l'intera durata del film e si esce dalla sala - ormai non c'è più nessuno nel cinema - con gli occhi che brillano e una gran voglia di fare qualche piroetta.
mercoledì 15 maggio 2013
Nella casa
Fino al 16 a Firenze è la settimana del cinema, che significa film 2d a tre euro e film 3d a cinque.
Amando il cinema non potevo non approfittarne.
Nella casa è uno di quei film sul genere che piace a me. Lì per lì vedo un autore francese e penso "è andata, non mi piacerà" perché per quanto adori la Francia non ricordo nemmeno un film francese che mi sia rimasto nel cuore o che, semplicemente, non abbia trovato troppo lento. Spezzando però una lancia in favore di autori e registi c'è da dire che difficilmente ricordo chi ha fatto cosa, già sapere il titolo del film è una vittoria per me...
Comunque.
Questo film mi ha colpita.
E ovviamente di questo film colpisce il personaggio di Claude (ho controllato come si scrive, lo sapesse la mia insegnante di francese delle medie..) ma non solo lui.
Claude è inquietante, ma la sua inquietudine è comprensibile, legata, come sempre del resto, al suo passato, che in realtà è ancora presente.
E qui apro una piccola parentesi...il passato è passato, ma per certi versi può rimanere nel presente. Magari ci rimane come una presenza - assenza - effimera, magari ci rimane con le conseguenze a cui ha portato.
Ma.
Claude per me rappresenta quell'inquietudine che pare sia insita nell'uomo, legata al cercare di trovare delle risposte a dei perché che forse non ne hanno.
Claude è attore e spettatore e noi spettatori con lui.
Ma solo spettatori? Claude pone questa domanda non detta.
A un certo punto del film non sono più chiari i confini tra narrazione, eventi accaduti ed eventi immaginati, tutto si mescola.
Ed è Claude che manipola la storia o la storia che, col suo sviluppo non determinabile, manipola lui?
E poi il rapporto con l'insegnante, il romanzo di formazione, la discussione sull'arte in quanto inutile se non alla scoperta della bellezza.
Inizialmente l'idealizzazione della famiglia borghese, così perfetta incorniciata sotto quella casa simbolo proprio della giusta famiglia, al cui confronto tutto ciò che è diverso non è desiderabile.
Ed io per prima mi rendo conto di non riuscire a slegarmi del tutto da quel tipo di idea. La bella casa, la famiglia al completo...
Ci sarebbe tanto da dire su questo film.
Ma mi dilungherei, mi perderei e non ne ho voglia.
Un'ultima cosa però la dico.
L'arte, in tutte le sue forme, non serve solo a comprendere la bellezza della vita.
L'arte è la forma più alta di apprendimento, inteso l'apprendimento come un miglioramento di sé stessi in quanto esseri dotati di pensiero.
Come si può solo concepire che musica, letteratura, arte visive e figurative siano inutili?
E' folle.
La mia cura per la vita è il canto lirico. E non sto scherzando. Col canto riesco a capirmi meglio, mi trovo davanti a muri che erigo da sola e dietro cui mi nascondo senza nemmeno rendermene conto. Col canto sono costretta a vederli, a scalarli. E questo mi permette di capirmi meglio, di comprendere perché li ho messi, di capire da dove derivano, di cosa ho bisogno e cosa mi fa stare male.
Follia pensare all'arte come ad un mero abbellimento.
Amando il cinema non potevo non approfittarne.
Nella casa è uno di quei film sul genere che piace a me. Lì per lì vedo un autore francese e penso "è andata, non mi piacerà" perché per quanto adori la Francia non ricordo nemmeno un film francese che mi sia rimasto nel cuore o che, semplicemente, non abbia trovato troppo lento. Spezzando però una lancia in favore di autori e registi c'è da dire che difficilmente ricordo chi ha fatto cosa, già sapere il titolo del film è una vittoria per me...
Comunque.
Questo film mi ha colpita.
E ovviamente di questo film colpisce il personaggio di Claude (ho controllato come si scrive, lo sapesse la mia insegnante di francese delle medie..) ma non solo lui.
Claude è inquietante, ma la sua inquietudine è comprensibile, legata, come sempre del resto, al suo passato, che in realtà è ancora presente.
E qui apro una piccola parentesi...il passato è passato, ma per certi versi può rimanere nel presente. Magari ci rimane come una presenza - assenza - effimera, magari ci rimane con le conseguenze a cui ha portato.
Ma.
Claude per me rappresenta quell'inquietudine che pare sia insita nell'uomo, legata al cercare di trovare delle risposte a dei perché che forse non ne hanno.
Claude è attore e spettatore e noi spettatori con lui.
Ma solo spettatori? Claude pone questa domanda non detta.
A un certo punto del film non sono più chiari i confini tra narrazione, eventi accaduti ed eventi immaginati, tutto si mescola.
Ed è Claude che manipola la storia o la storia che, col suo sviluppo non determinabile, manipola lui?
E poi il rapporto con l'insegnante, il romanzo di formazione, la discussione sull'arte in quanto inutile se non alla scoperta della bellezza.
Inizialmente l'idealizzazione della famiglia borghese, così perfetta incorniciata sotto quella casa simbolo proprio della giusta famiglia, al cui confronto tutto ciò che è diverso non è desiderabile.
Ed io per prima mi rendo conto di non riuscire a slegarmi del tutto da quel tipo di idea. La bella casa, la famiglia al completo...
Ci sarebbe tanto da dire su questo film.
Ma mi dilungherei, mi perderei e non ne ho voglia.
Un'ultima cosa però la dico.
L'arte, in tutte le sue forme, non serve solo a comprendere la bellezza della vita.
L'arte è la forma più alta di apprendimento, inteso l'apprendimento come un miglioramento di sé stessi in quanto esseri dotati di pensiero.
Come si può solo concepire che musica, letteratura, arte visive e figurative siano inutili?
E' folle.
La mia cura per la vita è il canto lirico. E non sto scherzando. Col canto riesco a capirmi meglio, mi trovo davanti a muri che erigo da sola e dietro cui mi nascondo senza nemmeno rendermene conto. Col canto sono costretta a vederli, a scalarli. E questo mi permette di capirmi meglio, di comprendere perché li ho messi, di capire da dove derivano, di cosa ho bisogno e cosa mi fa stare male.
Follia pensare all'arte come ad un mero abbellimento.
venerdì 29 marzo 2013
Il lato positivo
L'altro giorno avevo voglia di andare al cinema.
E' infatti molto difficile che io veda film a casa, in parte perché non ho la televisione in camera (sorpresi, eh!) e non amo vederli seduta alla scrivania. Per me il film a casa è da vedere su una bella tv stravaccata su un comodo divano. E dato che in camera mi manca anche il divano, amen, quando ho voglia di film penso al cinema. Ci sarebbe il salotto, ma quello è il regno di mia mamma. Non che sia scritto da qualche parte, ma è così da anni. E poi per come sono sistemati i mobili stare sul divano stravaccati a vedere un film è pressoché impossibile. Senza considerare il senso di soffocamento che mi viene appena mi ci metto, perché è posto sotto un letto a soppalco. Della serie "mai contenta".
Comunque.
Amo il cinema.
A volte solo per andarci vedo delle stronzate micidiali.
Mi piacciono i cinema piccoli, sale quasi vuote. Questo ovviamente presuppone non andare i primi giorni in cui un film esce. E magari vedere film un po' più di nicchia. Ma quando la voglia di cinema è troppo forte vado comunque, anche se ci sono dei limiti (non mi vedrete MAI a vedere un cinepanettone. Se mi ci vedrete aiuto, sarò impazzita. O sarà successo qualcosa di molto grave).
Comunque.
Scorro i film disponibili su My Movies e ne trovo qualcuno che potrebbe essere decente, nulla di più.
Scelgo "Il lato positivo".
E scopro che non è decente. E' veramente bello. Quando definisco un film con il banale aggettivo "bello" voglio dire che mi ha emozionata, e questo film lo ha fatto davvero. L'amore, la follia. Ovvero quelle emozioni che rendono la vita degna di essere vissuta. Che poi cosa è la vita se non amore e cosa è l'amore se non follia?
E poi è risaputo.
Siamo un po' tutti pazzi, a modo nostro.
Solo che alcuni lo vedono come un pregio, altri non ne riescono a capire la bellezza.
E' infatti molto difficile che io veda film a casa, in parte perché non ho la televisione in camera (sorpresi, eh!) e non amo vederli seduta alla scrivania. Per me il film a casa è da vedere su una bella tv stravaccata su un comodo divano. E dato che in camera mi manca anche il divano, amen, quando ho voglia di film penso al cinema. Ci sarebbe il salotto, ma quello è il regno di mia mamma. Non che sia scritto da qualche parte, ma è così da anni. E poi per come sono sistemati i mobili stare sul divano stravaccati a vedere un film è pressoché impossibile. Senza considerare il senso di soffocamento che mi viene appena mi ci metto, perché è posto sotto un letto a soppalco. Della serie "mai contenta".
Comunque.
Amo il cinema.
A volte solo per andarci vedo delle stronzate micidiali.
Mi piacciono i cinema piccoli, sale quasi vuote. Questo ovviamente presuppone non andare i primi giorni in cui un film esce. E magari vedere film un po' più di nicchia. Ma quando la voglia di cinema è troppo forte vado comunque, anche se ci sono dei limiti (non mi vedrete MAI a vedere un cinepanettone. Se mi ci vedrete aiuto, sarò impazzita. O sarà successo qualcosa di molto grave).
Comunque.
Scorro i film disponibili su My Movies e ne trovo qualcuno che potrebbe essere decente, nulla di più.
Scelgo "Il lato positivo".
E scopro che non è decente. E' veramente bello. Quando definisco un film con il banale aggettivo "bello" voglio dire che mi ha emozionata, e questo film lo ha fatto davvero. L'amore, la follia. Ovvero quelle emozioni che rendono la vita degna di essere vissuta. Che poi cosa è la vita se non amore e cosa è l'amore se non follia?
E poi è risaputo.
Siamo un po' tutti pazzi, a modo nostro.
Solo che alcuni lo vedono come un pregio, altri non ne riescono a capire la bellezza.
sabato 19 gennaio 2013
Qualcosa nell'aria
Cosa fare in giornate fredde e piovose?
Stare a letto al calduccio, sorseggiare tisane e tè di provenienze diverse oppure, alternativa che solitamente scelgo io, andare al cinema.
MyMovies è il sito a cui faccio riferimento per orari e programmazione perché sempre aggiornato e in grado di fornirmi in un colpo solo i film disponibili giorno per giorno in ogni sala della città.
Scorrendo tra i vari film proposti mi colpisce "Après Mai" tradotto in italiano con "Qualcosa nell'aria". Il film tratta le vicende di un giovane ragazzo francese alle prese con politica e aspirazioni personali. Ma si parla anche di altro: si parla di relazioni, si parla di necessità di esprimere non solo le proprie idee politiche ma sé stessi, in toto, attraverso l'arte, che da sempre è uno dei mezzi utilizzati dall'uomo per comprendersi o per esprimere ciò che essi stessi non comprendono. Si parla di delusioni, si parla di droghe, si parla di morte. E tutto viene trattato con serietà ma non con pesantezza. Il film scorre e quando finisce vien da dire "di già?". Ho apprezzato molto anche le inquadrature e i posti e tempi in cui sono state girate le varie scene. Sembra di tornare un po' nel passato, tra motorini che sembrano delle biciclette, spazi verdi infiniti e treni con le cuccette. Inoltre in molte scene del film sono ripresi questi boschi pieni di luce, che ho letteralmente adorato. Tra il freddo che fa adesso fuori e il bisogno di luce che ho incessantemente questo film mi ha fatto brillare gli occhi. Sul serio, valeva la pena vederlo solo per quei posti...comunque, sto divagando. Un film che vale la pena vedere perché riesce a trattare con tranquillità temi "caldi" e perché tratta tematiche comuni a chiunque, in qualunque tempo, in cui è quindi possibile riconoscersi.
Unico neo: la scena finale. Credo di averne capito il senso, ma sinceramente non mi ha fatto impazzire. Lui sceglie di lasciare da parte quel modo un po' estremo di affrontare la vita, quello che lei aveva scelto e che l'ha portata a una fine precoce ma direi anche liberatoria (la sofferenza di lei è visibile prima, non nel momento antecedente al salto). Ma è sempre lei, in una specie di visione onirica, a porgergli la mano come a voler dire "vieni con me"...Credo che la interpreterò nel modo che in questo momento mi è più congeniale: lui "sognandola" ammette il proprio passato e non lo rinnega, scegliendo però un presente e quindi un futuro diverso, ponendosi comunque delle domande, se non avendo dei rimorsi, riguardo alla scelta compiuta.
Nota aggiuntiva sul cinema
Ho visto questo film al cinema Flora Atelier, in piazza Dalmazia.
In questa sala è possibile fare una card, gratuita, che a seconda dell'età dà diritto ad diverse agevolazioni. Sul sito non ho trovato tutte le agevolazioni. Posso però garantire per diretta esperienza che con la "Deep Card", ovvero quella per giovani fino ai 26 anni, un biglietto costa 5,50 euro in qualunque giorno della settimana (credo sia compresa anche la domenica, ma potrei sbagliarmi). In ogni caso essendo gratuita vale la pena richiederla anche perché l'attivazione è immediata e vale dal primo biglietto acquistato.
Odeon --> Memento
L'Odeon è uno dei cinema di Firenze.
Come posto è molto bello a mio avviso, probabilmente nasce come teatro, non saprei.
E' una delle chicche culturali che la nostra città offre, in quanto mantiene vigile l'attenzione sul cinema in un'ottica molto diversa da quella delle comuni sale cinematografiche.
Forse un posto un po' radical-chic, ma insomma io ci vado con lo zaino in spalla pieno di libri di chimica, non mi sento così calata in quel ruolo.
Rimane comunque uno dei miei cinema preferiti perché bello esteticamente e molto lontano dai multisala a cui siamo ormai abituati (parla una che sta a 10 minuti di macchina dal quello che era il Warner Village). Per me cambia molto andare in un multisala o andare in un posto come l'Odeon o una casa del popolo che ha anche il cinema. L'atmosfera che respiro è diversa e quella dei cinema "vecchi" mi è più congeniale perché mi sembra più "casalinga", più intima e meno frenetica. Il multisala spesso è comodo, costa di meno, ma non ha la stessa magia (e la stessa programmazione) dei cinema più piccoli. Il multisala è figlio della cultura degli ultimi venti anni, ti istiga alla commercializzazione, al prendi di più e paga di meno e spesso ha luci simil-discoteca veramente poco azzeccate. Il cinema è divertimento ma è anche cultura e la cultura non può essere associata a frenesia o al paghi due prendi tre.
Un buon film è un film che ti fa pensare, qualunque sia l'argomento di cui tratta e il modo in cui lo fa. E quindi è indipendente il posto in cui lo vai a vedere. Ma questo è vero fino a un certo punto, perché il multisala è appunto l'antitesi, almeno secondo me, dell'assaporare un film. Poi certo esiste lo spirito critico per cui io per prima se mi conviene vado in un multisala (ebbene sì, non sono dura e pura), però ecco sono profondamente convinta che i punti esaminati sopra cerchino di portarti a un'assimilazione passiva e non attiva dei contenuti.
In alcuni martedì dell'anno passato e di quello da poco cominciato viene data la possibilità a chiunque (non bisogna avere nessun requisito: età, tessere...) di vedere film selezionati a gratis. Ritengo che questa sia una grandissima opportunità sia per vedere film che magari altrimenti non vedremmo sia per rivedere qualche pellicola che ci ha emozionati in passato.
Ricordo ancora la sera che proiettarono Blade Runner: arrivai verso le otto (la proiezione comincia alle 8.30) e c'era una coda infinita tanto che non riuscii a entrare. Peccato, pur essendo un film che avevo già visto mi sarebbe piaciuto viverlo al cinema. D'altro canto mi ha fatto piacere vedere questa grande partecipazione all'evento.
La scorsa settimana invece sono andata a vedere (ri-vedere in realtà) Memento, altro film molto interessante e che dà da pensare. Arrivando alla stessa ora se non qualche minuto più tardi della volta precedente sono riuscita a entrare, ma la sala era comunque piena (posti in alto e in fondo, menomale ho 11/10 di vista!).
Tutti i film della rassegna " Martedì al cinema" promossa dalla Strozzina sono in lingua originale e con sottotitoli in italiano, cosa che, almeno a me, non disturba per niente. Anzi apprezzo il fatto che stando così le cose si dà la possibilità anche a persone straniere di vivere il cinema (e spesso all'Odeon sono proiettati film, anche quelli appena usciti, in lingua originale).
Ma parliamo di Memento.
E' un film decisamente intrippante, in cui inizialmente capisci poco. Si basa tutto su flashback, spesso ripetuti con aggiunte di dettagli che cambiano nettamente il senso della storia. Non starò a narrare la trama perché:
* non credo di essere brava a farlo
* hanno girato il film, se volete saperla guardatevelo
Dirò però le mie impressioni e conclusioni a riguardo. Partendo dal fatto che in linea generale adoro i film con trama non del tutto chiara e che per certi versi lasciano un po' allo spettatore l'interpretazione finale credo che i temi principali di questo siano:
* la memoria è fallace (senza doppi sensi)
* non ci sono buoni
Partiamo dal primo tema, quello portante (basti vedere il titolo). La memoria è fallace ovvero non è capace di riportare con fedeltà né le emozioni né i fatti, i cui contorni tendono a essere sbiaditi, rimossi e cambiati col passare del tempo. Questo è un qualcosa che è noto a tutti noi (spero). Il film estremizza questa condizione comune rappresentando un protagonista non più in grado di assimilare nuovi ricordi per tempi maggiori di due minuti. Puff, ogni volta pagina bianca. Quindi lui sa chi era, conosce il suo passato, ma non sa chi è stato negli anni successivi all'incidente che gli ha causato questo trauma e non gli sono quindi note le azioni compiute negli ultimi anni. Mi verrebbe da pensare: perché vivere in questa condizione in cui rischi davvero di perdere il lume della ragione? Non sapere i proprio pensieri, non ricordare le proprie azioni e reazioni è, solo a pensarci, destabilizzante. Ma lui ha un buon motivo per restare in vita: vendicare la moglie. E' questa la sua unica ragione di vita, che scopriamo alla fine NO, non lo svelo....
Secondo tema: i buoni non esistono. Lui per primo si racconta un sacco di frottole e i compagni di scena (e con scena intendo anche quella narrata, perché in questo film ogni personaggio ne interpreta diversi di personaggi, è una recita nella recita) fanno lo stesso. Il protagonista sembra la vittima, incapace di ricordare e quindi parzialmente non responsabile delle azioni che compie. In realtà non è così e credo che questa sia una sorta di denuncia nei confronti di chi giustifica le proprie azioni con spettri del passato. Dopotutto lui sceglie di vendicare la moglie, nessuno glielo ordina. Ma nel farlo cade in una serie di trappole dovute agli interessi personali di altri personaggi, uno dei quali inizialmente voleva davvero aiutarlo ma che alla fine non riesce a non cedere alla tentazione di usarlo, seppur, paradossalmente, per fare giustizia. Ritengo questo ultimo punto cruciale perché ammette che l'uomo è un essere egoista che troppo spesso mette da parte la giustizia per l'interesse personale. Inoltre in questo ultimo caso dove è la linea che distingue il bene dal male? Il secondo personaggio di cui ho parlato sfrutta sì il protagonista facendogli compiere azioni illegali e cruente, ma lo fa per togliere dalla piazza un paio di brutti ceffi. E allora fa bene o fa male? Il fine giustifica i mezzi? Nella mia ottica no, però mi piace che si sia messo l'accento su questo punto.
Apprezzato molto il colpo di scena finale in cui si scopre come realmente sono andate le cose, o almeno questo viene fatto intuire.
L'Odeon si trova a Firenze, in Piazza Strozzi.
Come posto è molto bello a mio avviso, probabilmente nasce come teatro, non saprei.
E' una delle chicche culturali che la nostra città offre, in quanto mantiene vigile l'attenzione sul cinema in un'ottica molto diversa da quella delle comuni sale cinematografiche.
Forse un posto un po' radical-chic, ma insomma io ci vado con lo zaino in spalla pieno di libri di chimica, non mi sento così calata in quel ruolo.
Rimane comunque uno dei miei cinema preferiti perché bello esteticamente e molto lontano dai multisala a cui siamo ormai abituati (parla una che sta a 10 minuti di macchina dal quello che era il Warner Village). Per me cambia molto andare in un multisala o andare in un posto come l'Odeon o una casa del popolo che ha anche il cinema. L'atmosfera che respiro è diversa e quella dei cinema "vecchi" mi è più congeniale perché mi sembra più "casalinga", più intima e meno frenetica. Il multisala spesso è comodo, costa di meno, ma non ha la stessa magia (e la stessa programmazione) dei cinema più piccoli. Il multisala è figlio della cultura degli ultimi venti anni, ti istiga alla commercializzazione, al prendi di più e paga di meno e spesso ha luci simil-discoteca veramente poco azzeccate. Il cinema è divertimento ma è anche cultura e la cultura non può essere associata a frenesia o al paghi due prendi tre.
Un buon film è un film che ti fa pensare, qualunque sia l'argomento di cui tratta e il modo in cui lo fa. E quindi è indipendente il posto in cui lo vai a vedere. Ma questo è vero fino a un certo punto, perché il multisala è appunto l'antitesi, almeno secondo me, dell'assaporare un film. Poi certo esiste lo spirito critico per cui io per prima se mi conviene vado in un multisala (ebbene sì, non sono dura e pura), però ecco sono profondamente convinta che i punti esaminati sopra cerchino di portarti a un'assimilazione passiva e non attiva dei contenuti.
In alcuni martedì dell'anno passato e di quello da poco cominciato viene data la possibilità a chiunque (non bisogna avere nessun requisito: età, tessere...) di vedere film selezionati a gratis. Ritengo che questa sia una grandissima opportunità sia per vedere film che magari altrimenti non vedremmo sia per rivedere qualche pellicola che ci ha emozionati in passato.
Ricordo ancora la sera che proiettarono Blade Runner: arrivai verso le otto (la proiezione comincia alle 8.30) e c'era una coda infinita tanto che non riuscii a entrare. Peccato, pur essendo un film che avevo già visto mi sarebbe piaciuto viverlo al cinema. D'altro canto mi ha fatto piacere vedere questa grande partecipazione all'evento.
La scorsa settimana invece sono andata a vedere (ri-vedere in realtà) Memento, altro film molto interessante e che dà da pensare. Arrivando alla stessa ora se non qualche minuto più tardi della volta precedente sono riuscita a entrare, ma la sala era comunque piena (posti in alto e in fondo, menomale ho 11/10 di vista!).
Tutti i film della rassegna " Martedì al cinema" promossa dalla Strozzina sono in lingua originale e con sottotitoli in italiano, cosa che, almeno a me, non disturba per niente. Anzi apprezzo il fatto che stando così le cose si dà la possibilità anche a persone straniere di vivere il cinema (e spesso all'Odeon sono proiettati film, anche quelli appena usciti, in lingua originale).
Ma parliamo di Memento.
E' un film decisamente intrippante, in cui inizialmente capisci poco. Si basa tutto su flashback, spesso ripetuti con aggiunte di dettagli che cambiano nettamente il senso della storia. Non starò a narrare la trama perché:
* non credo di essere brava a farlo
* hanno girato il film, se volete saperla guardatevelo
Dirò però le mie impressioni e conclusioni a riguardo. Partendo dal fatto che in linea generale adoro i film con trama non del tutto chiara e che per certi versi lasciano un po' allo spettatore l'interpretazione finale credo che i temi principali di questo siano:
* la memoria è fallace (senza doppi sensi)
* non ci sono buoni
Partiamo dal primo tema, quello portante (basti vedere il titolo). La memoria è fallace ovvero non è capace di riportare con fedeltà né le emozioni né i fatti, i cui contorni tendono a essere sbiaditi, rimossi e cambiati col passare del tempo. Questo è un qualcosa che è noto a tutti noi (spero). Il film estremizza questa condizione comune rappresentando un protagonista non più in grado di assimilare nuovi ricordi per tempi maggiori di due minuti. Puff, ogni volta pagina bianca. Quindi lui sa chi era, conosce il suo passato, ma non sa chi è stato negli anni successivi all'incidente che gli ha causato questo trauma e non gli sono quindi note le azioni compiute negli ultimi anni. Mi verrebbe da pensare: perché vivere in questa condizione in cui rischi davvero di perdere il lume della ragione? Non sapere i proprio pensieri, non ricordare le proprie azioni e reazioni è, solo a pensarci, destabilizzante. Ma lui ha un buon motivo per restare in vita: vendicare la moglie. E' questa la sua unica ragione di vita, che scopriamo alla fine NO, non lo svelo....
Secondo tema: i buoni non esistono. Lui per primo si racconta un sacco di frottole e i compagni di scena (e con scena intendo anche quella narrata, perché in questo film ogni personaggio ne interpreta diversi di personaggi, è una recita nella recita) fanno lo stesso. Il protagonista sembra la vittima, incapace di ricordare e quindi parzialmente non responsabile delle azioni che compie. In realtà non è così e credo che questa sia una sorta di denuncia nei confronti di chi giustifica le proprie azioni con spettri del passato. Dopotutto lui sceglie di vendicare la moglie, nessuno glielo ordina. Ma nel farlo cade in una serie di trappole dovute agli interessi personali di altri personaggi, uno dei quali inizialmente voleva davvero aiutarlo ma che alla fine non riesce a non cedere alla tentazione di usarlo, seppur, paradossalmente, per fare giustizia. Ritengo questo ultimo punto cruciale perché ammette che l'uomo è un essere egoista che troppo spesso mette da parte la giustizia per l'interesse personale. Inoltre in questo ultimo caso dove è la linea che distingue il bene dal male? Il secondo personaggio di cui ho parlato sfrutta sì il protagonista facendogli compiere azioni illegali e cruente, ma lo fa per togliere dalla piazza un paio di brutti ceffi. E allora fa bene o fa male? Il fine giustifica i mezzi? Nella mia ottica no, però mi piace che si sia messo l'accento su questo punto.
Apprezzato molto il colpo di scena finale in cui si scopre come realmente sono andate le cose, o almeno questo viene fatto intuire.
L'Odeon si trova a Firenze, in Piazza Strozzi.
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