L'edera (era edera? non ne sono certa..sicuramente era una pianta rampicante!) avvolge il teatro della Pergola rendendo questo posto magico.
I teatri già per loro natura sono magici, nello sfoggiare con tanta grazia la bellezza architettonica, musicale, artistica in generale.
Ti siedi sulle poltrone rosse e lasci che la musica ti trasporti altrove, lasci che il mondo per qualche tempo non esista e tutto sia lì, nella musica.
E' un po' lo stesso effetto che mi fa il cinema.
Però il cinema non permette di pensare molto, c'è una trama da seguire.
Con la musica è diverso, puoi lasciare che le emozioni che normalmente tieni dentro per continuare a stringere i denti e andare avanti escano, puoi lasciarle fluire, lacrime salate che ti corrodono l'anima.
L'altra sera ero a teatro a sentire Paola Turci e Paolo Fresu.
Lei fa parte della mia infanzia, mia mamma l'ascoltava tanto. E così sonorità familiari mi hanno fatto fare un tuffo nel passato.
Lui è spettacolare. Veramente. Emoziona.
Valeva la pena esserci, per lui.
Per il resto insomma, concerto per associazione benefit e non ho amato molto la presentazione (né i riferimenti alla religione. ma sono di parte...)
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sabato 25 maggio 2013
Pergola
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mercoledì 15 maggio 2013
Nella casa
Fino al 16 a Firenze è la settimana del cinema, che significa film 2d a tre euro e film 3d a cinque.
Amando il cinema non potevo non approfittarne.
Nella casa è uno di quei film sul genere che piace a me. Lì per lì vedo un autore francese e penso "è andata, non mi piacerà" perché per quanto adori la Francia non ricordo nemmeno un film francese che mi sia rimasto nel cuore o che, semplicemente, non abbia trovato troppo lento. Spezzando però una lancia in favore di autori e registi c'è da dire che difficilmente ricordo chi ha fatto cosa, già sapere il titolo del film è una vittoria per me...
Comunque.
Questo film mi ha colpita.
E ovviamente di questo film colpisce il personaggio di Claude (ho controllato come si scrive, lo sapesse la mia insegnante di francese delle medie..) ma non solo lui.
Claude è inquietante, ma la sua inquietudine è comprensibile, legata, come sempre del resto, al suo passato, che in realtà è ancora presente.
E qui apro una piccola parentesi...il passato è passato, ma per certi versi può rimanere nel presente. Magari ci rimane come una presenza - assenza - effimera, magari ci rimane con le conseguenze a cui ha portato.
Ma.
Claude per me rappresenta quell'inquietudine che pare sia insita nell'uomo, legata al cercare di trovare delle risposte a dei perché che forse non ne hanno.
Claude è attore e spettatore e noi spettatori con lui.
Ma solo spettatori? Claude pone questa domanda non detta.
A un certo punto del film non sono più chiari i confini tra narrazione, eventi accaduti ed eventi immaginati, tutto si mescola.
Ed è Claude che manipola la storia o la storia che, col suo sviluppo non determinabile, manipola lui?
E poi il rapporto con l'insegnante, il romanzo di formazione, la discussione sull'arte in quanto inutile se non alla scoperta della bellezza.
Inizialmente l'idealizzazione della famiglia borghese, così perfetta incorniciata sotto quella casa simbolo proprio della giusta famiglia, al cui confronto tutto ciò che è diverso non è desiderabile.
Ed io per prima mi rendo conto di non riuscire a slegarmi del tutto da quel tipo di idea. La bella casa, la famiglia al completo...
Ci sarebbe tanto da dire su questo film.
Ma mi dilungherei, mi perderei e non ne ho voglia.
Un'ultima cosa però la dico.
L'arte, in tutte le sue forme, non serve solo a comprendere la bellezza della vita.
L'arte è la forma più alta di apprendimento, inteso l'apprendimento come un miglioramento di sé stessi in quanto esseri dotati di pensiero.
Come si può solo concepire che musica, letteratura, arte visive e figurative siano inutili?
E' folle.
La mia cura per la vita è il canto lirico. E non sto scherzando. Col canto riesco a capirmi meglio, mi trovo davanti a muri che erigo da sola e dietro cui mi nascondo senza nemmeno rendermene conto. Col canto sono costretta a vederli, a scalarli. E questo mi permette di capirmi meglio, di comprendere perché li ho messi, di capire da dove derivano, di cosa ho bisogno e cosa mi fa stare male.
Follia pensare all'arte come ad un mero abbellimento.
Amando il cinema non potevo non approfittarne.
Nella casa è uno di quei film sul genere che piace a me. Lì per lì vedo un autore francese e penso "è andata, non mi piacerà" perché per quanto adori la Francia non ricordo nemmeno un film francese che mi sia rimasto nel cuore o che, semplicemente, non abbia trovato troppo lento. Spezzando però una lancia in favore di autori e registi c'è da dire che difficilmente ricordo chi ha fatto cosa, già sapere il titolo del film è una vittoria per me...
Comunque.
Questo film mi ha colpita.
E ovviamente di questo film colpisce il personaggio di Claude (ho controllato come si scrive, lo sapesse la mia insegnante di francese delle medie..) ma non solo lui.
Claude è inquietante, ma la sua inquietudine è comprensibile, legata, come sempre del resto, al suo passato, che in realtà è ancora presente.
E qui apro una piccola parentesi...il passato è passato, ma per certi versi può rimanere nel presente. Magari ci rimane come una presenza - assenza - effimera, magari ci rimane con le conseguenze a cui ha portato.
Ma.
Claude per me rappresenta quell'inquietudine che pare sia insita nell'uomo, legata al cercare di trovare delle risposte a dei perché che forse non ne hanno.
Claude è attore e spettatore e noi spettatori con lui.
Ma solo spettatori? Claude pone questa domanda non detta.
A un certo punto del film non sono più chiari i confini tra narrazione, eventi accaduti ed eventi immaginati, tutto si mescola.
Ed è Claude che manipola la storia o la storia che, col suo sviluppo non determinabile, manipola lui?
E poi il rapporto con l'insegnante, il romanzo di formazione, la discussione sull'arte in quanto inutile se non alla scoperta della bellezza.
Inizialmente l'idealizzazione della famiglia borghese, così perfetta incorniciata sotto quella casa simbolo proprio della giusta famiglia, al cui confronto tutto ciò che è diverso non è desiderabile.
Ed io per prima mi rendo conto di non riuscire a slegarmi del tutto da quel tipo di idea. La bella casa, la famiglia al completo...
Ci sarebbe tanto da dire su questo film.
Ma mi dilungherei, mi perderei e non ne ho voglia.
Un'ultima cosa però la dico.
L'arte, in tutte le sue forme, non serve solo a comprendere la bellezza della vita.
L'arte è la forma più alta di apprendimento, inteso l'apprendimento come un miglioramento di sé stessi in quanto esseri dotati di pensiero.
Come si può solo concepire che musica, letteratura, arte visive e figurative siano inutili?
E' folle.
La mia cura per la vita è il canto lirico. E non sto scherzando. Col canto riesco a capirmi meglio, mi trovo davanti a muri che erigo da sola e dietro cui mi nascondo senza nemmeno rendermene conto. Col canto sono costretta a vederli, a scalarli. E questo mi permette di capirmi meglio, di comprendere perché li ho messi, di capire da dove derivano, di cosa ho bisogno e cosa mi fa stare male.
Follia pensare all'arte come ad un mero abbellimento.
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