martedì 16 aprile 2013

Castelli di carta

A volte i sogni, come castelli di carta di cui si è così orgogliosi, basta un soffio di vento e cadono rovinosamente a terra.
Non si ricomporranno mai più.
Lasciano un vuoto colmo di macerie, cadaveri di illusioni sull'arduo sentiero chiamato vita.
Ma sognare è così bello, e sognare l'amore vero, quello eterno, platonico e passionale allo stesso tempo, è umano.
Poi c'è la realtà.
E a volte i conti non tornano.
A volte rimangono solo sguardi di tenerezza e di affetto e l'amore -puff- non c'è più, svanito.
Dove sia andato non è dato sapere.
Che sia come l'energia, che non si crea nè si distrugge, che cambia solo forma riversandosi da un corpo all'altro?
Non lo so.
Quando un amore finisce hai perso qualcosa, ma nel perderla hai anche donato e acquisito altro.
Una sorta di scambio c'è sempre.
Magari è più favorevole in un verso piuttosto che un altro, un po' come le reazioni chimiche.
Magari un amore è termodinamicamente possibile, ma cineticamente no e ci vorrebbero dei catalizzatori e magari non sono disponibili o semplicemente non esistono.
Ma è davvero possibile razionalizzare l'amore?
Non credo.
A un certo punto uno si ritiene innamorato, ad un altro si accorge che non è più così.
A quel punto le cause passano in secondo piano, non sono più recuperabili.
Le priorità cambiano.
E presto o tardi ci si innamora di nuovo, della vita, di sè stessi, di un'altra persona che incontriamo sul nostro cammino.


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