Giornate intense.
Giornate in cui il sole splende, ma è solo fuori.
E mi si legge in faccia.
Divento assorta, il miei pensieri mi tradiscono manifestandosi chiari sul viso.
Stamani mi sono resa conto che sebbene ti pensi spesso - sì, proprio te che presumibilmente mai leggerai queste righe, te che a malapena sai il mio nome, così legato al tuo, te, che hai scelto una vita senza di me- nonostante ancora la notte a volte pianga al pensiero di quello che poteva essere e non è, alla consapevolezza di non poter nemmeno immaginare cosa avrebbe potuto essere - tu sì che non ci hai dato tempo- non ti cerco più.
Per anni ti ho cercato nei volti di sconosciuti, ho evitato -consciamente e non- i posti che sapevo frequentavi.
Per anni ho immaginato incontri casuali mai avvenuti.
E sai cosa succedeva in quegli incontri fittizi? Scappavi. Correvi fisicamente via, lontano da me.
Che a ben vedere non è nemmeno una gran metafora di quel che è successo.
Questo anno mi sono riscoperta a calpestare i posti della tua quotidianità, ti ho scoperto forse affine in cose che non avrei mai ritenuto giuste per me.
Avrei voluto condividerle.
A volte vorrei prendere una gomma e cancellare il male che mi hai fatto e ti sei fatto e quello che ci siamo fatti a vicenda.
Vorrei smetterla di pagare le conseguenze di qualcosa di cui non ho colpa.
Ma la colpa in fondo, di chi è?
A volte ancora mi scopro arrabbiata, perché non ci voleva tanto, ma forse per te era comunque troppo- chi sono io per giudicare?
Quanto manca ciò che non si è mai avuto.
Forse più di quel che si è avuto e viene a mancare; forse è solo un mancare in modo diverso.
Ma l'idealizzazione è una gran stronza, ti può rovinare la vita che è un piacere se glielo permetti.
Mantenere i piedi per terra gemellina, il tempo per volare è scaduto.
Ma se la mia mente vaga, inquieta, che posso farci?
Non esiste in tasto OFF.
E così un'altra notte insonne si aggiunge alla lista di quelle notti passate che da tanto non erano così simili a questa.
Ma questa è diversa.
Questa non riguarda te.
Questo è controtempo, contromano.
Questa mi ha presa alla sprovvista.
Mi ha scossa, perché non l'aspettavo.
Non aspettavo quelle emozioni che invece mi hanno sconvolta.
E non so dove metterle, come incanalarle e mi sento un animale in gabbia che vede il mondo fuori ma non può farne parte.
Ogni volta che apro un blog mi riprometto di non andare sul personale, ci sto riuscendo alla grande.
Comunque.
Sarà che la giornata è cominciata con un paio di calzini spaiati di cui uno messo al contrario.
Sarà l'ennesima bocciatura, sebbene per poco.
Saranno le lacrime che non aspettavo e invece c'erano e m'hanno teso un'imboscata.
Ma io ci vado controtempo e contromano.
E farà male e cadrò e tutto quello che vogliamo.
Ma se intravedi un brillio di quel genere non ti puoi dare per vinto.
E io l'ho visto.
Intanto mi prendo due giorni a Roma con la vecchia compagnia del liceo.
Respirando profumi (smog e polline, ecco, mi devo portare il ribes nigrum) di un'altra città.
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