| Soffitto del Pantheon |
Stesa, ma dall'allergia.
Mi alzo, c'è un treno da prendere.
Direzione Roma.
Saluti frettolosi; salgo sull'autobus.
E perdo il cellulare. O me lo rubano. O lo perdo e poi me lo rubano.
Fatto sta che arrivo a Santa Maria Novella, lo cerco e non lo trovo.
Mi prende il panico.
E' ora, devo andare, mi aspettano e i biglietti sono a mio nome.
Cerco il telefono, risalgo sull'autobus, ma nulla.
Sto per mettermi a piangere: non abbiamo fissato nemmeno un posto preciso dove incontrarci.
La stazione non è particolarmente grande ma è sufficientemente caotica da non permettermi di trovare i miei compagni di viaggio per un buon quarto d'ora.
Per fortuna eravamo in anticipo e il treno in ritardo.
Poi, nel momento in cui mi do per vinta, dirigendomi all'ufficio di Italo per chiedere quale fosse il mio treno e come fare, vedo L.
Dal sollievo quasi mi metto a piangere!
Certo, parto senza telefono.
Non mi scoccia per il telefono in sé, era carino ma non uno di questi smartphone che vanno adesso.
Era un telefono senza troppe pretese.
Ma c'era la mia rubrica dentro, e tanti messaggini che mi è dispiaciuto perdere.
Comunque.
Tre giorni senza telefono.
E' strano.
Ti rendi conto che ci sono persone che non hai altro modo di contattare. (Un telegramma? Un piccione viaggiatore?)
Ti viene paura di perderle, quelle persone, per il solo fatto di non riuscire a contattarle per qualche giorno via cellullare.
Caso vuole che stia leggendo un libro - Non so niente di te- che parla anche di questo.
Parla di un figlio che non è chi pensa che sia la sua famiglia.
Parla del fatto che siamo sempre così sicuri e affidati alla tecnologia che quando essa viene meno ci sentiamo persi, spaesati.
Metto da parte il panico: sono pochi giorni, mi farò risentire appena mi sarà possibile.
E se sarà troppo tardi be', non doveva andare.
In un'ora e mezzo siamo a Roma.
E mi rendo conto che ci sono posti, strade, in cui non vado da anni, ma che ricordo perfettamente.
E mi viene in mente Parigi, le cui strade invece cominciano ad avere contorni indefiniti nella mia mente.
Appena potrò tornerò...
E se sarà troppo tardi be', non doveva andare.
In un'ora e mezzo siamo a Roma.
E mi rendo conto che ci sono posti, strade, in cui non vado da anni, ma che ricordo perfettamente.
E mi viene in mente Parigi, le cui strade invece cominciano ad avere contorni indefiniti nella mia mente.
Appena potrò tornerò...
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