E' quasi Natale. Ci sono le lucine per strada, il mercatino (dove, in caso di ultimi regali da fare, puoi sempre comprare LAVANDA e CHURROS, che come tutti sanno sono tipicamente NATALIZI), le ruote panoramiche.
Ma il freddo, quello no. La neve, manco col binocolo. Per capirci: vado a giro in t-shirt e felpa. E se cammino veloce mi fa caldo.
Il flusso di popolazione con età inferiore ai trenta si è drasticamente ridotto da quando sono tornata, venerdì scorso. Finita la settimana di revision, che ho accuratamente passato viaggiando - tanto sono in Francia e sto da francesi, in pratica studio senza accorgermene - si sono tutti, o quasi, volatilizzati. E' rimasto il tizio che va a giro scalzo nel corridoio più sudicio che abbia mai visto.
Nonostante la poca presenza di esseri umani in questa struttura, l'INTERNET continua a fare abbastanza schifo. Skype regala spesso immagine di granuli, più che di persone. Oh, il mio amore! Un mega pixel che ricopro di cuoricini, ricercando la somiglianza nelle foto appese alle pareti.
Se di studenti ne son rimasti pochi, di operai ce n'è in abbondanza! Saluta Thomas quando apri la finestra la mattina, scordandoti della polvere che rischia di entrare creando un deserto nella tua stanza.
Ma diciamocelo: a me tutto questo non disturba. Meno gente = meno casino, una manna dal cielo per chi vuole studiare. Certo, l'erasmus è finito, dato che il tempo che posso decidere di passare con mister vado-a-giro-scalzo è decisamente poco. Le occasioni per parlare in francese si riducono al momento degli acquisti. Ieri, in una boulangerie, questa scena:
Io: "Bonsoir, je voudrais une demie fanette"
Tizia: "Deux fanettes?"
Io: "Non, une demie fanette"
Tizia: "Comment?"
Io: "La moitié d'une fanette, s'il vous plait"
Tizia: "..." cerca l'affetta pane, non lo trova, chiede alla collega dove sia, ce l'aveva sotto il naso. Fa una serie di facce strane - grimaces - cercando di capire quale sia la metà esatta della fanette. Dopo tempo immemore decide dove eseguire il taglio, neanche un chirurgo alla prima operazione. Soddisfatta, mi porge una delle due metà, che sono venute ovviamente diverse. La più PICCOLA. Ti voglio bene anche io.
Se vi state chiedendo cosa diavolo sia una fanette, sappiate di esservi posti una giusta domanda. La boulangerie in questione, che a quanto dice il bigliettino della commande di due bouchettes de Noel al cioccolato si chiama Au Pavé du Roy, è l'unica dove abbia trovato questo tipo di pane. Bref, è una baguette con le due estremità a punta, molto più croccante di quanto vi aspettereste e per questo eletta a miglior pane trovato finora a Aix. Se capitate in zona, andateci. A due passi da Cours Mirabeau.
Insomma, pare che dopo mesi in Francia non sia nemmeno in grado di acquistare del pane - del pane, santissimi numi! - senza incorrere in problematiche di macchinosa risoluzione. Le gioie del martedì sera.
Tutto questo splendido post sul niente per dire. è Natale! Adoro in Natale! Ho anche fatto l'albero! sì! In nove metri quadri ci ho messo anche l'albero! Ok, è piccolo. Fatto a mano. Sulla scrivania. Ma sotto ci sono tanti TANTI pacchettini! Sono bellissimi! Colorati! E ho appiccicato per la stanza una serie di cuoricioni fatti di carta e nastrini vari. Nastrini coi mici, capiamoci bene.
mercoledì 23 dicembre 2015
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sabato 28 novembre 2015
Ok, lo abbiamo capito, la costanza non è e non sarà mai il mio forte. Di questo Erasmus alla fine non ho ancora scritto una, UNA, parola. E sta per finire.
A essere precisi mancano ancora quasi due mesi alla fine ufficiale, ma tra due settimane i corsi finiranno, la città si svuoterà e la forma di questo viaggio cambierà. A proposito di viaggio, ero venuta in Francia con l'idea di viaggiare e dopo i primi mesi, in cui sono andata giusto a Marsiglia, a Cassis e alla Ciotat, tutte località di mare, ho cominciato un po' a muovermi davvero. Ho visto Parigi, Lille, Bruxelles, Bruges, Ghent, il Roussillon. E ho ancora qualcosa in programma.
Ma non parlerò di questo, oggi. Oggi è novembre, c'è il sole e non fa freddo. In provenza i colori dell'autunno si fanno attendere, data la predominanza di piante sempreverdi. Grazie a un amico ieri ho scoperto un parchetto dietro la residenza (quindi dietro l'autostrada, dove non ti aspetteresti mai). E' meraviglioso. In pochi sembrano conoscerlo, la pace vi regna sovrana.
La luce qui è incredibilmente presente, ci si innamora di piccoli scorci e riflessi nell'acqua. Perché c'è anche un piccolo fiume, qualche pescatore della domenica si siede sulla riva, una baguette e una bottiglia di vino di lato.
Nel silenzio, si sente solo il fruscio delle foglie, l'acqua che scorre più ripida e poi cambia il suo corso, quasi fermandosi. I pettirossi e le gazze svolazzano qua e là. Tutto brilla. Oggi il Mistral non soffia forte, le foglie autunnali cadono dolcemente e sembra nevicare, i riflessi della luce sulla loro superficie creano un'atmosfera magica, sembra di essere in un film di Myazaki.
Sono felice. Qui c'è la città, ma c'è anche la natura.

A essere precisi mancano ancora quasi due mesi alla fine ufficiale, ma tra due settimane i corsi finiranno, la città si svuoterà e la forma di questo viaggio cambierà. A proposito di viaggio, ero venuta in Francia con l'idea di viaggiare e dopo i primi mesi, in cui sono andata giusto a Marsiglia, a Cassis e alla Ciotat, tutte località di mare, ho cominciato un po' a muovermi davvero. Ho visto Parigi, Lille, Bruxelles, Bruges, Ghent, il Roussillon. E ho ancora qualcosa in programma.
Ma non parlerò di questo, oggi. Oggi è novembre, c'è il sole e non fa freddo. In provenza i colori dell'autunno si fanno attendere, data la predominanza di piante sempreverdi. Grazie a un amico ieri ho scoperto un parchetto dietro la residenza (quindi dietro l'autostrada, dove non ti aspetteresti mai). E' meraviglioso. In pochi sembrano conoscerlo, la pace vi regna sovrana.
La luce qui è incredibilmente presente, ci si innamora di piccoli scorci e riflessi nell'acqua. Perché c'è anche un piccolo fiume, qualche pescatore della domenica si siede sulla riva, una baguette e una bottiglia di vino di lato.
Nel silenzio, si sente solo il fruscio delle foglie, l'acqua che scorre più ripida e poi cambia il suo corso, quasi fermandosi. I pettirossi e le gazze svolazzano qua e là. Tutto brilla. Oggi il Mistral non soffia forte, le foglie autunnali cadono dolcemente e sembra nevicare, i riflessi della luce sulla loro superficie creano un'atmosfera magica, sembra di essere in un film di Myazaki.
Sono felice. Qui c'è la città, ma c'è anche la natura.
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sabato 18 luglio 2015
Festa hawaiana
Ho dovuto cambiare il layout del blog, perché volevo mettere il countdown all'erasmus e con quello che avevo prima non c'era verso. Un po' mi dispiace, mi piaceva molto di più prima. E il conto alla rovescia mi mette ansia, quindi non so quanto potrà durare questo assetto. Intanto ringrazio Maia, per l'aiuto e la pazienza.
Stasera festa hawaiana. Non so se piglierà bene andarci, soprattutto considerato il problema del polso rotto e ancora ben lontano dal recupero completo, che ha bisogno di attenzioni e cure, non di ballare e pogare. Però è estate, le vacanze sono lontane, di giorno il caldo impedisce qualsiasi attività - lunedì si lavora, aiuto! - e la voglia di divertirsi è tanta. Quindi, incurante del fatto che se porto un tutore significa che ho i movimenti limitati, mi sono messa a rendere hawaiano un reggiseno. Come? Facilissimo.
Occorrente:
Procedimento:
Incollare i fiori sul reggiseno. Distribuire i fiori in modo carino, sovrapporli, giocare con i colori. Ed è fatta! Chiaramente potreste anche cucirli, cosa che tra l'altro vi permetterà di lavare meglio il capo. Ora ho qualche evidente problema a tenere in mano la macchina fotografica - SOB! - e quindi niente foto.
Ora posseggo dunque un reggiseno hawaiano, che mi è costato una scottatura e una pulce secca e che può darsi non userò mai - non sono mica un filino, stare in reggiseno --> ansia. Ma almeno ho fatto qualcosa, anche se quando mi sono scottata c'è stato un momento di panico e crisi.
Stasera festa hawaiana. Non so se piglierà bene andarci, soprattutto considerato il problema del polso rotto e ancora ben lontano dal recupero completo, che ha bisogno di attenzioni e cure, non di ballare e pogare. Però è estate, le vacanze sono lontane, di giorno il caldo impedisce qualsiasi attività - lunedì si lavora, aiuto! - e la voglia di divertirsi è tanta. Quindi, incurante del fatto che se porto un tutore significa che ho i movimenti limitati, mi sono messa a rendere hawaiano un reggiseno. Come? Facilissimo.
Occorrente:
- fiori di stoffa (che con un po' di voglia e due mani attive si possono realizzare da sé)
- colla a caldo
- reggiseno di cui non vi importa un fico secco, non troppo sciupato e che vi calzo a pennello
Procedimento:
Incollare i fiori sul reggiseno. Distribuire i fiori in modo carino, sovrapporli, giocare con i colori. Ed è fatta! Chiaramente potreste anche cucirli, cosa che tra l'altro vi permetterà di lavare meglio il capo. Ora ho qualche evidente problema a tenere in mano la macchina fotografica - SOB! - e quindi niente foto.
Ora posseggo dunque un reggiseno hawaiano, che mi è costato una scottatura e una pulce secca e che può darsi non userò mai - non sono mica un filino, stare in reggiseno --> ansia. Ma almeno ho fatto qualcosa, anche se quando mi sono scottata c'è stato un momento di panico e crisi.
giovedì 16 luglio 2015
Erasmus a Aix en Provence
Ho deciso di ricominciare a scrivere sul blog. Sarà che fuori ci sono più di 40 gradi - ah, mia cara Firenze! - sarà che sono infortunata, sarà che gli ultimi mesi sono stati pesanti e ho bisogno di pensare positivo. E cosa c'è di meglio per pensare positivo della la consapevolezza che tra meno di due mese sarò - rullo di tamburi - in Francia!
Ma.
Per andare in Erasmus non basta volerlo. Bisogna restare concentrati: il tempo è poco e le cose da fare tante. Vi racconto la mia esperienza, potrebbe essere utile.
1- Fare domanda. Sembra scontato e facile, ma fidatevi, non lo è. Vi daranno mille indicazioni diverse e quando sarete finalmente accettati - non ho ancora sentito nessuno dire di essere stato tagliato fuori dal programma - dovrete rifare tutto. Perché? Perché dovrete confrontarvi con i professori, non solo con le segreterie.
2- Ammettiamo che abbiate compilato la domanda, scritto una bella lettera di motivazione e trovato (!) gli esami da mettere nel Learning Agreement. Vi hanno presi, è andata! Quasi. Ora iniziano i ricevimenti con i prof - almeno per me è stato così - e le lotte per i riconoscimenti totali. Perché andare in Erasmus e non riuscire a convalidare nemmeno un esame significa, di fatto, tornare e doverli ridare tutti. Ma non buttatevi giù: con un po' di fortuna e tanta voglia di partire nulla vi potrà scoraggiare troppo. Io verbalizzerò, ammettendo di passarlo, un solo esame. Questo non mi impedisce di partire, felice.
3- I primi due punti erano generali, ora si entra nel vivo dell'Università di Aix-Marseille. Inviate tutto il materiale richiesto - L.A., fototessere, fotocopie di documenti vari e modulo di iscrizione alla loro università - per POSTA. No, non per mail, per fax (che sarebbe comunque assurdo data la quantità di fogli) ma per POSTA. Io sono andata a un ufficio postale e ho chiesto la spedizione più veloce, chiedendo che fosse anche raccomandata. Quasi trenta euro dopo, avevo un codice per la tracciabilità. E in 2/3 giorni il materiale è magicamente arrivato a destinazione. Giusto in tempo.
Tutto bello, siamo entusiasti, ma Aix è una città cara e piccolina. Come fare per dormire? La soluzione più economica - a meno che non siate così fortunati da conoscere qualcuno che vi ospiti aggratisse - sono le residenze universitarie. In Toscana abbiamo il DSU, in Francia hanno il CROUS. Da studenti erasmus non dovete rivolgervi direttamente al CROUS, ma alla segreteria erasmus che si occupa del vostro corso di laurea (sono quelli a cui avete spedito il malloppo di fogli in busta A4, abilmente tenuto sottobraccio nel tragitto casa-posta, sfoggiato con incredibile leggiadria sentendovi gli esseri migliori di tutto l'ufficio postale. Nonnini compresi). Per quanto riguarda Aix, farete una prima domanda per l'alloggio universitario compilando la fiche di iscrizione alla loro università. Vi faranno poi sapere se siete tra i fortunati che possono avere davvero un alloggio. Vi daranno un codice con cui fare la richiesta vera e propria su una piattaforma online, interlog. Vi faranno una proposta, che non è detto coincida con la vostra richiesta. Potete rifiutarla se non vi aggrada, ma non ve ne faranno un'altra. Io ho avuto fortuna: mi hanno dato una stanza col bagno privato, nella residenza in cui l'avevo chiesta, a pochi minuti a piedi dalla facoltà e da una mensa universitaria.
Certo, forse una colocation con studenti del posto sarebbe stata un esperimento interessante e una fonte (quasi) inesauribile di francese, ma, al di là del costo - probabilmente maggiore - sapere di avere un posto mio dove rifugiarmi mi fa piacere. Un posto piccolo, 9 metri quadri, ma mio davvero. L'armadio sarà mio. Se non vorrò uscire e far tardi non avrò il problema dei coinquilini festaioli. Insomma, la colocation non l'ho nemmeno presa in considerazione, ma se siete un po' più avventurieri di me e non avete paura di rischiare di non avere uno spazio vostro è sicuramente un'alternativa molto valida, che vi permetterà di migliorare il vostro francese molto velocemente.
Per oggi basta, mi sono stancata. Ma ancora c'è da parlare di assicurazioni, di viaggi, di bagagli...
Ma.
Per andare in Erasmus non basta volerlo. Bisogna restare concentrati: il tempo è poco e le cose da fare tante. Vi racconto la mia esperienza, potrebbe essere utile.
1- Fare domanda. Sembra scontato e facile, ma fidatevi, non lo è. Vi daranno mille indicazioni diverse e quando sarete finalmente accettati - non ho ancora sentito nessuno dire di essere stato tagliato fuori dal programma - dovrete rifare tutto. Perché? Perché dovrete confrontarvi con i professori, non solo con le segreterie.
2- Ammettiamo che abbiate compilato la domanda, scritto una bella lettera di motivazione e trovato (!) gli esami da mettere nel Learning Agreement. Vi hanno presi, è andata! Quasi. Ora iniziano i ricevimenti con i prof - almeno per me è stato così - e le lotte per i riconoscimenti totali. Perché andare in Erasmus e non riuscire a convalidare nemmeno un esame significa, di fatto, tornare e doverli ridare tutti. Ma non buttatevi giù: con un po' di fortuna e tanta voglia di partire nulla vi potrà scoraggiare troppo. Io verbalizzerò, ammettendo di passarlo, un solo esame. Questo non mi impedisce di partire, felice.
3- I primi due punti erano generali, ora si entra nel vivo dell'Università di Aix-Marseille. Inviate tutto il materiale richiesto - L.A., fototessere, fotocopie di documenti vari e modulo di iscrizione alla loro università - per POSTA. No, non per mail, per fax (che sarebbe comunque assurdo data la quantità di fogli) ma per POSTA. Io sono andata a un ufficio postale e ho chiesto la spedizione più veloce, chiedendo che fosse anche raccomandata. Quasi trenta euro dopo, avevo un codice per la tracciabilità. E in 2/3 giorni il materiale è magicamente arrivato a destinazione. Giusto in tempo.
LE LOGEMENT
Tutto bello, siamo entusiasti, ma Aix è una città cara e piccolina. Come fare per dormire? La soluzione più economica - a meno che non siate così fortunati da conoscere qualcuno che vi ospiti aggratisse - sono le residenze universitarie. In Toscana abbiamo il DSU, in Francia hanno il CROUS. Da studenti erasmus non dovete rivolgervi direttamente al CROUS, ma alla segreteria erasmus che si occupa del vostro corso di laurea (sono quelli a cui avete spedito il malloppo di fogli in busta A4, abilmente tenuto sottobraccio nel tragitto casa-posta, sfoggiato con incredibile leggiadria sentendovi gli esseri migliori di tutto l'ufficio postale. Nonnini compresi). Per quanto riguarda Aix, farete una prima domanda per l'alloggio universitario compilando la fiche di iscrizione alla loro università. Vi faranno poi sapere se siete tra i fortunati che possono avere davvero un alloggio. Vi daranno un codice con cui fare la richiesta vera e propria su una piattaforma online, interlog. Vi faranno una proposta, che non è detto coincida con la vostra richiesta. Potete rifiutarla se non vi aggrada, ma non ve ne faranno un'altra. Io ho avuto fortuna: mi hanno dato una stanza col bagno privato, nella residenza in cui l'avevo chiesta, a pochi minuti a piedi dalla facoltà e da una mensa universitaria.
Certo, forse una colocation con studenti del posto sarebbe stata un esperimento interessante e una fonte (quasi) inesauribile di francese, ma, al di là del costo - probabilmente maggiore - sapere di avere un posto mio dove rifugiarmi mi fa piacere. Un posto piccolo, 9 metri quadri, ma mio davvero. L'armadio sarà mio. Se non vorrò uscire e far tardi non avrò il problema dei coinquilini festaioli. Insomma, la colocation non l'ho nemmeno presa in considerazione, ma se siete un po' più avventurieri di me e non avete paura di rischiare di non avere uno spazio vostro è sicuramente un'alternativa molto valida, che vi permetterà di migliorare il vostro francese molto velocemente.
Per oggi basta, mi sono stancata. Ma ancora c'è da parlare di assicurazioni, di viaggi, di bagagli...
domenica 24 novembre 2013
Firenze Invisibile # 2
La citta e i suoi segni
"Lo sguardo percorre le vie come pagine scritte: la città dice tutto quello che devi pensare, ti fa ripetere il suo discorso, e mentre credi di visitare Tamara non fai che registrare i nomi con cui essa definisce se stessa e tutte le sue parti. Come veramente sia la città sotto questo fitto involucro di segni, cosa contenga o nasconda, l'uomo esce da Tamara senza averlo saputo."
Questo tema è stato difficile. Avrei voluto qualcosa che facesse intuire il cambiamento che Firenze sta subendo in questi ultimi anni - che, per me, è raffgurato da Piazza della Repubblica - però la foto che avevo fato al Gambrinus ormai Hard Rock non mi convinceva. Il senso che avrei voluto dare con quella foto era sottolineare il fatto che si sta operando un cambiamento verso un tipo di città americanizzata, cosa che, per conformazione propria di Firenze, non avrà mai luogo, con mia somma gioia. Poi c'era il solito giglio, ma l'ho trovato solo sui cassonetti. E poteva avere comunque il suo bel senso, della serie ma guarda un po' dove è finito il simbolo regio di questa città. Alla fine ho fatto un riferimento molto chiaro all'attuale, ovvero ai mondiali di ciclismo. Se sei un turista e vieni a Firenze nel 2013 la cosa che noterai di più è che ci sono stati i mondiali di ciclismo, e lo scoprirai sopratutto nei negozi di suvenir.
"Lo sguardo percorre le vie come pagine scritte: la città dice tutto quello che devi pensare, ti fa ripetere il suo discorso, e mentre credi di visitare Tamara non fai che registrare i nomi con cui essa definisce se stessa e tutte le sue parti. Come veramente sia la città sotto questo fitto involucro di segni, cosa contenga o nasconda, l'uomo esce da Tamara senza averlo saputo."
Questo tema è stato difficile. Avrei voluto qualcosa che facesse intuire il cambiamento che Firenze sta subendo in questi ultimi anni - che, per me, è raffgurato da Piazza della Repubblica - però la foto che avevo fato al Gambrinus ormai Hard Rock non mi convinceva. Il senso che avrei voluto dare con quella foto era sottolineare il fatto che si sta operando un cambiamento verso un tipo di città americanizzata, cosa che, per conformazione propria di Firenze, non avrà mai luogo, con mia somma gioia. Poi c'era il solito giglio, ma l'ho trovato solo sui cassonetti. E poteva avere comunque il suo bel senso, della serie ma guarda un po' dove è finito il simbolo regio di questa città. Alla fine ho fatto un riferimento molto chiaro all'attuale, ovvero ai mondiali di ciclismo. Se sei un turista e vieni a Firenze nel 2013 la cosa che noterai di più è che ci sono stati i mondiali di ciclismo, e lo scoprirai sopratutto nei negozi di suvenir.
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| Magliette Firenze + Mondiali di Ciclismo in un negozio in centro |
sabato 23 novembre 2013
Firenze Invisibile
Firenze Invisibile è una fotomaratona, promossa dal collettivo di Architettura ARK di Firenze, a cui ho partecipato settimana scorsa. E' stato molto carino! L'idea base di una fotomaratona è di dare dei temi che vanno svolti sotto forma di fotografie nell'arco di una giornata. In questo caso le foto andavano scattate in progressione temporale e solo a Firenze e si avevano a disposizione 10 ore per 10 temi e, nel caso dell'analogico, due pellicole da 24 pose. Sono stati ripresi 10 brani dalle Città Invisibili di Calvino e per ognuno di questi estratti doveva essere fatta una foto, applicando ciò che Calvino scrive su città dai nomi fantasiosi alla più concreta Firenze. E' stato molto divertente e anche impegnativo e anche se non sono soddisfatta di tutti gli scatti e di tutte le idee avute sono comunque contenta di essermi messa alla prova! Inoltre il concorso era davvero strutturato bene: una guida graficamente carina e completa di tutte le informazioni necessarie e temi che davano una certa libertà di interpretazione personale, cosa che ho apprezzato molto.
Alzarsi dal letto proprio quella mattina non è stato facile, però sono contenta di averlo fatto.
PRIMA CITAZIONE e PRIMA FOTO
La città e la memoria
" Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato... ...Di quest'onda che rifluisce dai ricordi la città si imbeve come una spugna e si dilata. Una descrizione di Zaira quale è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d'una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole."
Alzarsi dal letto proprio quella mattina non è stato facile, però sono contenta di averlo fatto.
PRIMA CITAZIONE e PRIMA FOTO
La città e la memoria
" Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato... ...Di quest'onda che rifluisce dai ricordi la città si imbeve come una spugna e si dilata. Una descrizione di Zaira quale è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d'una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole."
mercoledì 13 novembre 2013
3:2
Ultimamente ho lasciato un po' da parte la fotografia.
Sempre di corsa, mi sembra di non avere il tempo.
Qualche foto vista e non scattata mi è rimassa impressa in mente, ma comunque sento troppo l'ansia del tempo che scorre, delle lezioni che si sovrappongono, delle cose da fare nel quotidiano. E quindi la Cosina e la Pentax restano a casa, in una ancora un rullino a metà.
Però quest'estate un po' di cose le ho fatte. E ho qualche progetto in cantiere per riprendere in mano una passione che non voglio abbandonare, ma che anzi voglio conciliare col quotidiano. Non mi importa fotografare eventi importanti e lontani, voglio una testimonianza della vita reale, quella di tutti i giorni.
E continuo a seguire alcuni blog che amo molto, che mi emozionano.
E proprio tramite uno di questi, se non ricordo male, sono venuta a conoscenza del progetto Tre Mezzi. Un progetto fatto di parole e di fotografie, ma sopratutto di ispirazione e di emozione.
Storie narrate con immagini e con frasi e apertura sia al digitale che all'analogico. Non potevo che essere incuriosita da un progetto del genere!
Quindi quando ho letto del progetto Salva l'acqua ho pensato che di foto all'acqua ne ho fatte tante e che alcune mi piacevano anche parecchio! Così ne ho condivise alcune sul gruppo Flickr del progetto e oggi sopresa! vedo una delle mie foto pubblicata sulla rivista. E' stata una gioia immensa scoprire di aver raggiunto qualcuno. Non pretendo di essere una grande fotografa, nè una grande scrittice. Non ho studiato nè studio per questo e non credo di avere quel quid che fa davvero la differenza. Ma se anche una sola cosa di quelle che faccio raggiunge una sola persona e la emoziona, le trasmette qualcosa, sento che quello che faccio ha un senso ancor maggiore di quello che gli riesco a dare io. Perché oltre a emozionarmi emoziono. E cosa è la vita, senza emozioni?
Ecco il link diretto alla rivista. Sperando che anche altri possano emozionarsi come a volte capita a me.
Sempre di corsa, mi sembra di non avere il tempo.
Qualche foto vista e non scattata mi è rimassa impressa in mente, ma comunque sento troppo l'ansia del tempo che scorre, delle lezioni che si sovrappongono, delle cose da fare nel quotidiano. E quindi la Cosina e la Pentax restano a casa, in una ancora un rullino a metà.
Però quest'estate un po' di cose le ho fatte. E ho qualche progetto in cantiere per riprendere in mano una passione che non voglio abbandonare, ma che anzi voglio conciliare col quotidiano. Non mi importa fotografare eventi importanti e lontani, voglio una testimonianza della vita reale, quella di tutti i giorni.
E continuo a seguire alcuni blog che amo molto, che mi emozionano.
E proprio tramite uno di questi, se non ricordo male, sono venuta a conoscenza del progetto Tre Mezzi. Un progetto fatto di parole e di fotografie, ma sopratutto di ispirazione e di emozione.
Storie narrate con immagini e con frasi e apertura sia al digitale che all'analogico. Non potevo che essere incuriosita da un progetto del genere!
Quindi quando ho letto del progetto Salva l'acqua ho pensato che di foto all'acqua ne ho fatte tante e che alcune mi piacevano anche parecchio! Così ne ho condivise alcune sul gruppo Flickr del progetto e oggi sopresa! vedo una delle mie foto pubblicata sulla rivista. E' stata una gioia immensa scoprire di aver raggiunto qualcuno. Non pretendo di essere una grande fotografa, nè una grande scrittice. Non ho studiato nè studio per questo e non credo di avere quel quid che fa davvero la differenza. Ma se anche una sola cosa di quelle che faccio raggiunge una sola persona e la emoziona, le trasmette qualcosa, sento che quello che faccio ha un senso ancor maggiore di quello che gli riesco a dare io. Perché oltre a emozionarmi emoziono. E cosa è la vita, senza emozioni?
Ecco il link diretto alla rivista. Sperando che anche altri possano emozionarsi come a volte capita a me.
![]() | |
| Questa è la foto che è stata scelta. E' il Lago di Como visto da Lecco. |
domenica 10 novembre 2013
WOR(L)D # 7
Le cuffie nelle orecchie per non sentire il mondo esterno. Non che fosse necessario, là, ormai, non abitava più nessuno da tempo, non nella zona antica. Piccoli viottoli pavimentati con scivolosi sassolini rotondi e bianchi, di quelli levigati dall’acqua di fiume, che rilucevano al sole. Sole che splendeva abbagliante ovunque, tranne che nel suo cuore.Inspirò forte annusando l’acre odore di tempera, la fronte corrucciata, i muscoli tesi nello sforzo di stringere le cesoie. Tra martelli, pinze, chiodi, un berretto di lana rosa antico che le calava sul lato destro del viso.
LINK AL PDF http://zeldawasawriter.com/wp-content/uploads/2013/11/7-WORLDS.pdf
giovedì 7 novembre 2013
Une petite fille dans la rue de l'enfance
Corre,
un palloncino arancione in mano;
Vola,
il vestito grigio, troppo grande
che si gonfia;
ancora bambina,
un giorno sarà donna
e quei capelli dorati oggi arruffati
domani ancheggeranno
al suono di una musica
diversa
da quella del suonatore di strada.
------------------
La prima cosa che ho pensato è stata: devo farle una foto. C'è poco da fare, macchina fotografica dietro o no è spesso il primo pensiero se qualcosa mi colpisce.
Ma.
Ma ho seri problemi a fotografare le persone che non conosco.
Dovrei chiedere il permesso? Credo di sì. Sopratutto in caso di bambini!
Però a quel punto si perde di spontaneità, no?
Non so. Ho pensato di provare a esprimere a parole quel che non sono riuscita a cogliere con argento e luce.
Non ho ancora capito se ci sono riuscita o no.
un palloncino arancione in mano;
Vola,
il vestito grigio, troppo grande
che si gonfia;
ancora bambina,
un giorno sarà donna
e quei capelli dorati oggi arruffati
domani ancheggeranno
al suono di una musica
diversa
da quella del suonatore di strada.
------------------
La prima cosa che ho pensato è stata: devo farle una foto. C'è poco da fare, macchina fotografica dietro o no è spesso il primo pensiero se qualcosa mi colpisce.
Ma.
Ma ho seri problemi a fotografare le persone che non conosco.
Dovrei chiedere il permesso? Credo di sì. Sopratutto in caso di bambini!
Però a quel punto si perde di spontaneità, no?
Non so. Ho pensato di provare a esprimere a parole quel che non sono riuscita a cogliere con argento e luce.
Non ho ancora capito se ci sono riuscita o no.
mercoledì 6 novembre 2013
La vita di Adele
Doveva essere un film mozzafiato.
Doveva essere profondo.
Doveva entrarti dentro.
O almeno, questo era quello che credevo io.
Da quello che si diceva a giro sarebbe dovuto entrare a gloria nella top ten dei film dell'anno.
E invece.
Invece mi ha delusa.
Forse mi aspettavo troppo.
Forse dovrei smetterla di andare a vedere film francesi.
Occhei che sei la ragazzaccia maschiaccio, vada per i capelli sempre senza un senso, ma vogliamo parlare di come mangia questa qui? E di come il regista ci si sia voluto soffermare? Del fatto che quando piange smoccica ovunque, birra compresa? Una cosa è rappresentare la realtà, un'altra è scadere nel paradossale. Un cazzo di fazzoletto generalmente uno se lo porta dietro o da qualche parte lo raccatta. O comunque non ti bevi la birra al moccio, o sbaglio? Bah. Chiamiamole scelte di stile, ma secondo me scelte sbagliate.
Non mi dilungo oltre, anche perché tutto sommato non è malaccio come film, ma sicuramente non lo rivedrò e non mi rimarrà nel cuore. Peccato, perché la tematica invece mi piaceva, mi piaceva l'idea di un film che fosse un po' romanzo di formazione, che analizzasse nel particolare un problema sociale molto diffuso. Temi importanti, quali l'omofobia a livello scolastico, la paura di non essere capiti a livello lavorativo, l'accettazione da parte della famiglia, sono introdotti e questo mi fa piacere, ma non sono particolarmente portati avanti. Sono più che altro buttati lì.
E poi il finale. Capisco che il finale sia sempre problematico, capisco che in una storia del genere non ci possa essere una vera e propria fine, ma lei che se ne va e quell'altro che esce dalla mostra cercandola, seriously?
Ma probabilmente sono io che non sono fatta per i film francesi. Me ne farò una ragione.
Doveva essere profondo.
Doveva entrarti dentro.
O almeno, questo era quello che credevo io.
Da quello che si diceva a giro sarebbe dovuto entrare a gloria nella top ten dei film dell'anno.
E invece.
Invece mi ha delusa.
Forse mi aspettavo troppo.
Forse dovrei smetterla di andare a vedere film francesi.
- TROPPO LUNGO
- LE SCENE DI SESSO
Non che io abbia problemi con le scene di sesso, però queste sono tante e lunghe, se volevo vedere un porno non adavo al cinema. Che poi non mi sembrano nemmeno particolarmente funzionali alla trama, non aggiungono molto al film. Si poteva rendere diversamente la morbosa attrazione fisica tra le due. Che poi insomma, tutto questo vedere sinceramente non l'ho apprezzato. Due belle ragazze, per carità, ma esteticamente parlando avrei preferito un vedo non vedo, una scelta di inquadrature diversa, che calasse lo spettatore nel film e facesse sentire questa fantomatica attrazione...
- LA PROTAGONISTA
Occhei che sei la ragazzaccia maschiaccio, vada per i capelli sempre senza un senso, ma vogliamo parlare di come mangia questa qui? E di come il regista ci si sia voluto soffermare? Del fatto che quando piange smoccica ovunque, birra compresa? Una cosa è rappresentare la realtà, un'altra è scadere nel paradossale. Un cazzo di fazzoletto generalmente uno se lo porta dietro o da qualche parte lo raccatta. O comunque non ti bevi la birra al moccio, o sbaglio? Bah. Chiamiamole scelte di stile, ma secondo me scelte sbagliate.
Non mi dilungo oltre, anche perché tutto sommato non è malaccio come film, ma sicuramente non lo rivedrò e non mi rimarrà nel cuore. Peccato, perché la tematica invece mi piaceva, mi piaceva l'idea di un film che fosse un po' romanzo di formazione, che analizzasse nel particolare un problema sociale molto diffuso. Temi importanti, quali l'omofobia a livello scolastico, la paura di non essere capiti a livello lavorativo, l'accettazione da parte della famiglia, sono introdotti e questo mi fa piacere, ma non sono particolarmente portati avanti. Sono più che altro buttati lì.
E poi il finale. Capisco che il finale sia sempre problematico, capisco che in una storia del genere non ci possa essere una vera e propria fine, ma lei che se ne va e quell'altro che esce dalla mostra cercandola, seriously?
Ma probabilmente sono io che non sono fatta per i film francesi. Me ne farò una ragione.
martedì 5 novembre 2013
WOR(L)D
Nato dalla mente di Zelda was a Writer questo progetto, che ho scoperto con un discreto ritardo, mi ha molto incuriosita!
Si tratta di lasciar vagare la fantasia scrivendo 10 righe ogni settimana, prendendo spunto da una serie di oggetti da lei proposti e fotografati.
Maggiori informazioni qui
E intanto le mie prime timide 10 righe sulla sesta settimana!
PDF con tutte le composizioni della settimana qui
-----------------------
Aveva deciso all’ultimo. Milano era ormai lontana, con il suo traffico, il grigiore tipico delle grandi città, la fretta di tutti i giorni. Una pausa da tutto, ecco cosa le serviva. Ago e filo erano però sempre nella borsetta, come solo un’accorta aspirante sarta. Pochi spiccioli le erano rimasti dopo aver comprato il biglietto per Parigi, ma non importava. Scelse il treno per prendersi del tempo, per assaporare i paesaggi, per ritrovare il piacere degli incontri sconosciuti. In una mano un sacchetto di carta pieno di mandarini, un libro nell’altra. Ricordava a malapena dove abitava Gerome, ma non era di fondamentale importanza, lo avrebbe trovato. Come quel giorno in cui non avrebbero dovuto incontrarsi e invece era accaduto, lo aveva voluto il caso, l’hazard. E allora si erano regalati a vicenda i rispettivi portafortuna, sperando che un giorno avrebbero esaudito il loro desiderio di vedersi ancora.
Si tratta di lasciar vagare la fantasia scrivendo 10 righe ogni settimana, prendendo spunto da una serie di oggetti da lei proposti e fotografati.
Maggiori informazioni qui
E intanto le mie prime timide 10 righe sulla sesta settimana!
PDF con tutte le composizioni della settimana qui
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Aveva deciso all’ultimo. Milano era ormai lontana, con il suo traffico, il grigiore tipico delle grandi città, la fretta di tutti i giorni. Una pausa da tutto, ecco cosa le serviva. Ago e filo erano però sempre nella borsetta, come solo un’accorta aspirante sarta. Pochi spiccioli le erano rimasti dopo aver comprato il biglietto per Parigi, ma non importava. Scelse il treno per prendersi del tempo, per assaporare i paesaggi, per ritrovare il piacere degli incontri sconosciuti. In una mano un sacchetto di carta pieno di mandarini, un libro nell’altra. Ricordava a malapena dove abitava Gerome, ma non era di fondamentale importanza, lo avrebbe trovato. Come quel giorno in cui non avrebbero dovuto incontrarsi e invece era accaduto, lo aveva voluto il caso, l’hazard. E allora si erano regalati a vicenda i rispettivi portafortuna, sperando che un giorno avrebbero esaudito il loro desiderio di vedersi ancora.
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| Questa foto la fece mia mamma quando andammo a Parigi, insieme. Un intero rullino di doppie esposizioni, senza volerlo. |
lunedì 4 novembre 2013
Dal passato al presente
domenica 3 novembre 2013
Prospettive differenti
La fotografia analogica mi affascina per quell'effetto retrò che porta con sè, per quei colori un po' slavati, per la possibilità di intervenire sulla percezione della realtà attraverso la realtà stessa (dopotutto i chimici sempre materia sono...).
Nelle foto che seguono ho finalmente provato a usare una pellicola diapositiva e a svilupparla come se fosse una negativa a colori...e devo dire che adoro i risultati!
Colori carichi, prevalenza di verdi, azzurri e in alcuni casi di rossi.
L'ambientazione poi era perfetta.
Un bellissimo agriturismo in Toscana, a due passi (in macchina però) dal mare.
Andarci a Settembre è stato il top: poca gente e tempo favoloso ma non caldo (la sera anzi, un freddo!), insomma il vero relax.
Nelle foto che seguono ho finalmente provato a usare una pellicola diapositiva e a svilupparla come se fosse una negativa a colori...e devo dire che adoro i risultati!
Colori carichi, prevalenza di verdi, azzurri e in alcuni casi di rossi.
L'ambientazione poi era perfetta.
Un bellissimo agriturismo in Toscana, a due passi (in macchina però) dal mare.
Andarci a Settembre è stato il top: poca gente e tempo favoloso ma non caldo (la sera anzi, un freddo!), insomma il vero relax.
venerdì 25 ottobre 2013
Le vendredi
Odio la gente che usa il bianchetto.Stai prendendo appunti e,
per quanto tu possa scrivere bene, appunti sono e appunti restano, che
cazzo cancelli col bianchetto che poi, sul serio, non lo vedi quanto è poco esteticamente gradevole? Fidati, è meglio un deciso e dritto frego di penna. Ma no, tu devi usare il tuo cazzo di bianchetto finto perbenista, che non solo inquina, ma irrita me, che sono dietro di te e respiro lo schifo per il tuo bel quaderno.
Comunque questo era ieri, il venerdì non ho lezione. Grazie al cielo. Potrei ringraziare chi ha fatto l'orario ma costui è anche responsabile dell'orrore dei giorni precedenti.
Il venerdì come ho già detto è la nuova domenica.
E oggi è un bellissimo venerdì/domenica, come poche domeniche sanno essere.
Solo splendente - è di nuovo estate - tanto che sono andata a giro in top. Ed è il 25 Ottobre. Bah. Però il solo mi piace, non mi lamento. Decisamente meglio dell'acquazzone di ieri!
E poi il bagno me lo sono fatta, con un delizioso spumantino della Lush e quindi tanta tanta schiuma. e acqua colorata. e profumata. e poi depilazione, scrub, olio da massaggio. Coccolarsi è bello. Anche se per quanto il bagno mi abbia rilassata era meglio farlo in una giornata meno calda. Ma vabbe', ne avevo bisogno e avevo tempo oggi, non ieri, quindi pazienza.
E cerco di tenere in ordine ma non ci riesco tanto bene ed è un problema, non mi piace il casino. Ma scrivania e libreria sono un completo disastro, fogli volanti di produzioni scritte, trascrizioni, correzioni, fotocopie che ci danno i vari prof. Panico.
Ma troverò un modo.
A questo giro voglio vincere.
Comunque questo era ieri, il venerdì non ho lezione. Grazie al cielo. Potrei ringraziare chi ha fatto l'orario ma costui è anche responsabile dell'orrore dei giorni precedenti.
Il venerdì come ho già detto è la nuova domenica.
E oggi è un bellissimo venerdì/domenica, come poche domeniche sanno essere.
Solo splendente - è di nuovo estate - tanto che sono andata a giro in top. Ed è il 25 Ottobre. Bah. Però il solo mi piace, non mi lamento. Decisamente meglio dell'acquazzone di ieri!
E poi il bagno me lo sono fatta, con un delizioso spumantino della Lush e quindi tanta tanta schiuma. e acqua colorata. e profumata. e poi depilazione, scrub, olio da massaggio. Coccolarsi è bello. Anche se per quanto il bagno mi abbia rilassata era meglio farlo in una giornata meno calda. Ma vabbe', ne avevo bisogno e avevo tempo oggi, non ieri, quindi pazienza.
E cerco di tenere in ordine ma non ci riesco tanto bene ed è un problema, non mi piace il casino. Ma scrivania e libreria sono un completo disastro, fogli volanti di produzioni scritte, trascrizioni, correzioni, fotocopie che ci danno i vari prof. Panico.
Ma troverò un modo.
A questo giro voglio vincere.
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| Questa foto è di alcuni muffin che ho fatto tempo fa, ai pistacchi e ai lamponi, molto buoni e che avrei volentieri mangiato oggi. Ma mi faceva fatica farli e non ne avevo nemmeno il tempo. |
giovedì 24 ottobre 2013
Do u like thursday morning?
Ci sono quelle notti in cui non riesco a dormire.
In cui la stanchezza accumulata nel giorno di colpo sparisce - puff! - e mi ritrovo pensante a letto, immersa nell'oscurità, ad ascoltare la pioggia.
Perché sì, piove. Con tutto il mio disappunto e la mia biciclettina a prendere l'acqua in attesa di riparazione.
E una cena stasera a cui dovrò andare in autobus.
Comunque che c'è di meglio di alzarsi, prepararsi una tisana calda al karkadè, che solo per quel suo colore rosa e quel suo saporino aspro ti fa pensare che hai tutta l'energia necessaria per affrontare la giornata? E poi la tazza verde, a contrasto, è una piccola gioia per gli occhi.
Stronzate, per carità, ma il giovedì mattina ho bisogno di un po' di coccole per convincermi a uscire di casa, sopratutto se fuori piove.
Di quel tempo tolto al sonno ne ho approfittato per ripassare un po'. Pochino però, che non sono poi così lucida.
Ah, domani è venerdì, la giornata che attendo con ansia, la nuova domenica. Il giorno del riposo.
E dato che oggi piove e le vacanze sono finite e forse un po' mancano, lascio una foto del mare di questa estate - che poi era settembre inoltrato - una delle mie preferite.
In cui la stanchezza accumulata nel giorno di colpo sparisce - puff! - e mi ritrovo pensante a letto, immersa nell'oscurità, ad ascoltare la pioggia.
Perché sì, piove. Con tutto il mio disappunto e la mia biciclettina a prendere l'acqua in attesa di riparazione.
E una cena stasera a cui dovrò andare in autobus.
Comunque che c'è di meglio di alzarsi, prepararsi una tisana calda al karkadè, che solo per quel suo colore rosa e quel suo saporino aspro ti fa pensare che hai tutta l'energia necessaria per affrontare la giornata? E poi la tazza verde, a contrasto, è una piccola gioia per gli occhi.
Stronzate, per carità, ma il giovedì mattina ho bisogno di un po' di coccole per convincermi a uscire di casa, sopratutto se fuori piove.
Di quel tempo tolto al sonno ne ho approfittato per ripassare un po'. Pochino però, che non sono poi così lucida.
Ah, domani è venerdì, la giornata che attendo con ansia, la nuova domenica. Il giorno del riposo.
E dato che oggi piove e le vacanze sono finite e forse un po' mancano, lascio una foto del mare di questa estate - che poi era settembre inoltrato - una delle mie preferite.
le temps --- il tempo
le giornate passano, veloci.
il tempo scorre e non me ne accorgo.
va tutto troppo in fretta.
![]() | ||||||
| Questa foto l'ho fatta circa un anno fa. Eppure mi è rimasta nel cuore perché nonostante sia passato tanto tempo me la ricordavo. |
l'estate è passata come un soffio di vento in una giornata di primavera, quando sole e pioggia si alternano senza un filo logico.
l'estate è passata e non me ne sono accorta.
tre mesi pieni di nullafacenza, il cazzeggio puro, l'arte del tempo vuoto, del dormire, del fare tardi la sera, delle birre in piazza e ai giardini, del ballare la trash, la tecno, l'elettronica.
l'estate è passata e ha fatto freddo, non li ho mica messi tanto i miei vestiti preferiti.
e ora che le foglie stannoingiallendo sapere che devo riporli nell'armadio fino al prossimo caldo un po' mi uccide, perché adoro i vestiti, perché i jeans sono irrimediabilmente troppo stretti - e no, non sono ingrassata, ma vogliamo mettere un comodo abitino con dei poco caldi e seppur elasticizzati molto meno comodi jeans? no. non vogliamo.
l'estate è passata e con lei, pare, il tempo delle foto, il tempo della calma, del cosa e quando mi va.
ora è tutto scandito: orari, sveglie, tempo dedicato al sonno.
la pioggia si alterna al sole, l'umidità è costante.
a volte in questi giorni sembrava tornata la primavera.
ma le foglie virano al rosso e l'inverno si avvicina.
ho paura delle giornate che termineranno alle 16, col sole già tramontato.
ho bisogno di luce, per vivere, per studiare, per fotografare.
sono sempre di corsa: per non arrivare in ritardo, per andare da una sede all'altra, per tornare a casa e studiare almeno un po', per buttarmi sul letto.
non ho praticamente nemmeno il tempo di farmi una doccia (per non parlare di depilazione, venerdì devo assolutamente rimediare, sono in condizioni che non permettono l'uso di qualcosa che sia appena sopra la caviglia!)
e tra i mille spostamenti ogni tanto vedo scatti che non ho il tempo di fare e rimpiango i tempi in cui mi portavo sempre dietro la reflex.
adesso tra paura della pioggia e paura di far tardi la lascio direttamente a casa.
forse non dovrei.
forse domani me la porto.
anche se dice che danno pioggia.
comunque è ora di andare a dormire, la tisana pre nanna l'ho già bevuta e il mio pancino dolorante per il primo giorno di ciclo implora pace.
basta schermo bianco del pc, basta libri in lingue sconosciute, basta riscrivere parole in francese per il test di domani.
che pure la notte passa troppo in fretta ultimamente.
martedì 8 ottobre 2013
Capponi
Ed è strano.
Il bianco, la luminosità dell'ambiente.
La presenza in alcune aule di pianoforti, che ogni tanto suonano melodie conosciute.
E bevo la mia acqua corretta con gocce di lampone e guardo fuori da un'enorme finestra un prato verde mentre la professoressa dice qualcosa in una lingua ancora non familiare.
Sembra di essere in un ospedale di cura, un posto in cui vogliono farti sentire tranquillo - va tutto bene.
E mancano i parcheggi per le biciclette.
Scappo dai posti dove faccio lezione; non era così prima.
Mi soffermavo intere giornate in alcune sedi, studiavo là.
In questo momento invece faccio il mio e poi scappo, non troppo convinta dal voler stringere nuovi rapporti, senza voglia di trovare qualcuno con cui cazzeggiare.
Voglio fare tanto, forse troppo.
Ma l'entusiasmo è positivo, no? Sono sempre in tempo a levare qualcosa, a tornare con i piedi per terra e ammettere che sì, otto ore di lezione di fila sono troppe.
Ma per adesso va bene così.
Giornate piene di impegni e cerco di mantenere costanti otto ore di sonno.
Ma il sonno non riesco a controllarlo.
Ed è una nota dolente, lo è da sempre.
Ma adesso riesco ad accettarlo.
A capire che forse non sono io sbagliata, che è possibile avere ritmi diversi da quelli prescritti dalla società.
Anche se questo la società non lo capisce, non lo vuole capire.
Il bianco, la luminosità dell'ambiente.
La presenza in alcune aule di pianoforti, che ogni tanto suonano melodie conosciute.
E bevo la mia acqua corretta con gocce di lampone e guardo fuori da un'enorme finestra un prato verde mentre la professoressa dice qualcosa in una lingua ancora non familiare.
Sembra di essere in un ospedale di cura, un posto in cui vogliono farti sentire tranquillo - va tutto bene.
E mancano i parcheggi per le biciclette.
Scappo dai posti dove faccio lezione; non era così prima.
Mi soffermavo intere giornate in alcune sedi, studiavo là.
In questo momento invece faccio il mio e poi scappo, non troppo convinta dal voler stringere nuovi rapporti, senza voglia di trovare qualcuno con cui cazzeggiare.
Voglio fare tanto, forse troppo.
Ma l'entusiasmo è positivo, no? Sono sempre in tempo a levare qualcosa, a tornare con i piedi per terra e ammettere che sì, otto ore di lezione di fila sono troppe.
Ma per adesso va bene così.
Giornate piene di impegni e cerco di mantenere costanti otto ore di sonno.
Ma il sonno non riesco a controllarlo.
Ed è una nota dolente, lo è da sempre.
Ma adesso riesco ad accettarlo.
A capire che forse non sono io sbagliata, che è possibile avere ritmi diversi da quelli prescritti dalla società.
Anche se questo la società non lo capisce, non lo vuole capire.
domenica 18 agosto 2013
Film degli ultimi due mesi
Come anticipato ho visto un po' di film in queste vacanze estive.
Non so se me li ricordo tutti, farò una carrellata senza ordine cronologico.
XXY : storia di questa ragazzina che forse è un ragazzino o forse è entrambe le cose. Drammatico, intenso.
La grande bellezza : non gli avrei dato nemmeno una chance. Ma alla fine sono andata a vederlo. E mi ha sorpreso. In alcuni tratti banale a mio avviso, ma perché banali le vuote vite che va a rappresentare. E alcune frasi sono incredibilmente vere; tutti gli spettatori le sentiranno proprie.
Effetti Collaterali : pensavo fosse un filmuccio su gli effetti collaterali di qualche pillola miracolosa del nuovo secolo invece è una specie di giallo, thriller (con i generi sono una frana) e devo dire che prende. Piaciuto, contenta di averlo visto al cinema. All'aperto. Anche se faceva freddo!! Prossima volta cuscino (sedie a dir poco scomode) e coperta.
Gran Torino: classico, bello, nulla da aggiungere. Ho pianto. E ho provato a vederlo in inglese. Rinunciando dopo poco.
Mr. Nobody : strano. ma bello. il colpo di scena finale mi è piaciuto, anche se espedienti di questo tipo sono stati molto usati. ma a me questo genere di film piace tanto. E poi...Jared Leto. Quell'uomo è un gran figo, c'è poco da fare...dovevo salire sul palco quando sono andata a sentirlo...
La miglior offerta: anche di questo non avevo avuto una buona impressione. e invece mi ha sorpresa. Bello, molto.
Barbarella: bellissimo, da vedere. per gli appassionati di Star Wars, dei Duran Duran e per chi ha voglia di farsi tante risate.
Warm Bodies: sembrava carino, da ridere. è lento e noioso.
Il mago della truffa: storia di amore non convenzionale e carina. Jim Carrey non nei soliti panni.
Ho anche rivisto Il lato positivo dato che il 14 sera all'Arena di Marte davano due film al prezzo di uno.
Non so se me li ricordo tutti, farò una carrellata senza ordine cronologico.
XXY : storia di questa ragazzina che forse è un ragazzino o forse è entrambe le cose. Drammatico, intenso.
La grande bellezza : non gli avrei dato nemmeno una chance. Ma alla fine sono andata a vederlo. E mi ha sorpreso. In alcuni tratti banale a mio avviso, ma perché banali le vuote vite che va a rappresentare. E alcune frasi sono incredibilmente vere; tutti gli spettatori le sentiranno proprie.
Effetti Collaterali : pensavo fosse un filmuccio su gli effetti collaterali di qualche pillola miracolosa del nuovo secolo invece è una specie di giallo, thriller (con i generi sono una frana) e devo dire che prende. Piaciuto, contenta di averlo visto al cinema. All'aperto. Anche se faceva freddo!! Prossima volta cuscino (sedie a dir poco scomode) e coperta.
Gran Torino: classico, bello, nulla da aggiungere. Ho pianto. E ho provato a vederlo in inglese. Rinunciando dopo poco.
Mr. Nobody : strano. ma bello. il colpo di scena finale mi è piaciuto, anche se espedienti di questo tipo sono stati molto usati. ma a me questo genere di film piace tanto. E poi...Jared Leto. Quell'uomo è un gran figo, c'è poco da fare...dovevo salire sul palco quando sono andata a sentirlo...
La miglior offerta: anche di questo non avevo avuto una buona impressione. e invece mi ha sorpresa. Bello, molto.
Barbarella: bellissimo, da vedere. per gli appassionati di Star Wars, dei Duran Duran e per chi ha voglia di farsi tante risate.
Warm Bodies: sembrava carino, da ridere. è lento e noioso.
Il mago della truffa: storia di amore non convenzionale e carina. Jim Carrey non nei soliti panni.
Ho anche rivisto Il lato positivo dato che il 14 sera all'Arena di Marte davano due film al prezzo di uno.
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Firenze d'Agosto
Povero blog, lasciato a sè stesso per taanto.
Ma.
Ho fatto cose, visto gente. Ho dormito tanto. Sono uscita quasi solo di sera e di notte nell'ultimo mese.
Poi ieri sono andata a Lucca con mamma, a vedere la mostra di Henry Cartier Bresson.
E ho viaggiato nel tempo, ma quelle foto, seppur antiche, restano attuali. Sarà che la pellicola e il bianco e nero non mi sono estranei da qualche mese a questa parte, sarà che le emozioni sui volti umani sono sempre quelle. Riconosci te stesso nell'altro.
Insomma, alcune foto mi hanno emozionata.
E oltre a questo ho riscoperto la gioia di vivere il GIORNO. Il SOLE. Non faceva nemmeno troppo caldo, perfetto insomma. Tanto che stamani mi sono alzata presto e ho fatto un giro in centro.
L'ultimo rullino sviluppato è stato un disastro comunque. Solo un paio di foto si salvano, entrambe di Virgola.
Ma.
Ho fatto cose, visto gente. Ho dormito tanto. Sono uscita quasi solo di sera e di notte nell'ultimo mese.
Poi ieri sono andata a Lucca con mamma, a vedere la mostra di Henry Cartier Bresson.
E ho viaggiato nel tempo, ma quelle foto, seppur antiche, restano attuali. Sarà che la pellicola e il bianco e nero non mi sono estranei da qualche mese a questa parte, sarà che le emozioni sui volti umani sono sempre quelle. Riconosci te stesso nell'altro.
Insomma, alcune foto mi hanno emozionata.
E oltre a questo ho riscoperto la gioia di vivere il GIORNO. Il SOLE. Non faceva nemmeno troppo caldo, perfetto insomma. Tanto che stamani mi sono alzata presto e ho fatto un giro in centro.
L'ultimo rullino sviluppato è stato un disastro comunque. Solo un paio di foto si salvano, entrambe di Virgola.
Agosto un po' mi annoia. E' saltata una settimana di mare da un'amica e dopo un giro di 4-5 giorni a Lecco e un festival di elettronica a Turano di 2 giorni sono di nuovo a Firenze. Per il prossimo mese. Senza fare nulla. Quasi vorrei avere un esame da preparare. Ho tempo per preparare il test di ingresso a lingue, ma è un test di italiano, non ci vuole poi molto. E ormai a Firenze è rimasta pure poca gente, quindi niente VIDA ai massimi livelli. L'ultima settimana credo di averla passata quasi interamente a dormire. Per bisogno e per noia. Leggo. Vedo film. Torno sul blog. Ma poi? Spero che almeno il tempo si mantenga così, che non diventi più caldo, almeno qualche giro lo posso fare. Purtroppo ieri ho dovuto constatare che i treni, seppur regionali, costicchiano. Che palle. Mi dovrò accontentare delle zone più vicine. Però ne ho segnate diverse, dopotutto quale periodo migliore di questo per darsi a visitare i luoghi della mia terra, che sento così poco mia? O per cucinare. Vedrò un po'. Magari non farò nulla di tutto ciò.
domenica 14 luglio 2013
Noia
Negli ultimi giorni la mia voglia di vivere è veramente molto poca.
Sono come spenta.
Senza energia.
Questo clima mi uccide, e non è nemmeno così terribile. Magari non è il clima, ma è la prima cosa a cui dare la colpa, no?
Ho le gambe sempre pesanti, segno di una cattiva circolazione già a poco più di venti anni, e dormirei tutto il giorno. Più o meno lo faccio in effetti. E se non lo faccio a una certa crollo, come se avessi usato energia non disponibile.
Ho la pressione perennemente bassa, con conseguenti capogiri troppo spesso per i miei gusti.
A tutto questo si aggiunge la noia di non avere molto da fare - ho cominciato un maglione di lana per l'inverno per disperazione - e la conseguente sfavataggine.
Dice bene insomma.
Sono come spenta.
Senza energia.
Questo clima mi uccide, e non è nemmeno così terribile. Magari non è il clima, ma è la prima cosa a cui dare la colpa, no?
Ho le gambe sempre pesanti, segno di una cattiva circolazione già a poco più di venti anni, e dormirei tutto il giorno. Più o meno lo faccio in effetti. E se non lo faccio a una certa crollo, come se avessi usato energia non disponibile.
Ho la pressione perennemente bassa, con conseguenti capogiri troppo spesso per i miei gusti.
A tutto questo si aggiunge la noia di non avere molto da fare - ho cominciato un maglione di lana per l'inverno per disperazione - e la conseguente sfavataggine.
Dice bene insomma.
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